LETTERA ALLO SPECCHIO DEI TEMPI

 

Gentile direttore,

chiedo spazio sulla rubrica "Spoecchio dei tempi" del Suo

quotidiano per rispondere alla rancorosa lettera del signor

Edoardo Masoero da Lei pubblicata, nel medesimo spazio,

sulla edizione di domenica 29 marzo; per semplicità di

esposizione mi rivolgerò direttamente all'estensore della

lettera: spero mi vorrà scusare, ma mi pare il sistema

migliore.

Egregio signor Masoero, Vi ringrazio; sì, avete letto bene:

Vi ringrazio, perché la pubblicazione della Vostra missiva

su "Specchio dei tempi" di domenica 29 marzo permette al

sottoscritto di risponderVi da normale cittadino - non sono

anarchico né tantomeno occupante abusivo di immobile

altrui - a normale cittadino.

Avete ragione, dal Vostro punto di vista - che è certamente

quello di un medio borghese benpensante - a stigmatizzare

le azioni che così bene descrivete nella Vostra lettera, ma

Vi invito a vedere le cose anche da un altro punto di vista.

Se è ben vero, non c'è dubbio, che si tratta di tollerate

violazioni della legalità borghese, Vi invito a riflettere

sul fatto che ben altre, e sicuramente peggiori, violazioni

avvengono nei palazzi della politica borghese, dove siedono

personaggi - e, credetemi, non sono pochi - inquisiti, e

spesso condannati in via definitiva (alcuni persino con la

pena accessoria della interdizione perpetua dai pubblici

uffici - ma il Parlamento borghese non è un pubblico

ufficio?), per reati che, a mio modesto avviso, sono assai

peggiori di quelli che Voi avete così mirabilmente

descritto: si passa dalla concussione all'abuso edilizio,

dalla violenza privata alla corruzione, dal concorso

esterno in associazione mafiosa ad altri che evito di

menzionare per brevità.

Non credete, egregio signore, che siano

questi "rappresentanti del popolo italiano" i primi a dover

essere perseguiti da questori e magistrati, ben prima

dei 'pericolosissimi' anarchici e occupanti abusivi di

immobili altrui?

Questi hanno almeno il pregio di restituire alla

collettività - Vi posso assicurare che si tratta di luoghi

dove può entrare chiunque - spazi che sono chiusi da anni,

se non da decenni, e per i quali non è previsto alcun

futuro utilizzo... anche se il nostro beneamato sindaco

asserisce il contrario.

Pensateci, la prossima volta che andrete a votare.

Distinti saluti.

 

Torino, 31 marzo 2009

 

 

Stefano Ghio