CINQUANTUNO
Lo sosteniamo da tempo, e da ieri non è più una ipotesi ma
una certezza: l'Italia è il cinquantunesimo Stato yanqui.
La Corte di Cassazione ha stabilito che un criminale yanqui
può impunemente ammazzare un italiano senza subire
conseguenze; è quanto successo a Baghdad il 4 marzo 2005,
quando il soldato Mario Lozano sparò all'impazzata contro
la Toyota Corolla del governo italiano - nel quale
viaggiava la giornalista del "manifesto" Giuliana
Sgrena e
l'agente del Sismi Nicola Calipari che la aveva appena
liberata dopo trenta giorni passati nelle mani dei suoi
rapitori - provocando la morte di Calipari ed il ferimento
della Sgrena.
Non è la prima volta che la giustizia borghese si piega di
fronte ai voleri dei padroni yanqui, che hanno dimostrato
ampiamente di poter fare quello che vogliono senza subire
conseguenze: ci siamo già dimenticati della strage della
funivia del Cermis - tranciata da un assassino con la
divisa dell'aeronautica yanqui che si divertiva, con il suo
aereo, a volare molto basso ed ha provocato la morte di
decine di innocenti - o piuttosto di quello del rapimento
di Abu Omar, l'imam della moschea di viale Jenner a Milano -
al quale
parteciparono anche agenti segreti italiani - che
non è altro che una azione criminale inserita nel quadro di
quelle azioni assolutamente illegali comunemente conosciute
come
'extraordinary renditions'?
E che dire, a proposito di sudditanza, delle basi yanqui in
Italia?
In cambio di un finto ritiro dall'arcipelago sardo della
Maddalena - va ricordato che lì gli yanqui mantengono
comunque una base Nato ai loro ordini - tutti i governi
italiani, sia di destra sia di centro(falsa)sinistra, hanno
concesso nuove servitù sul territorio: l'occupazione
dell'area dell'aeroporto Dal Molin - bocciata da una
sentenza del Tar del Veneto il 20 giugno scorso perché
rappresenta l'esatto opposto di una decisione presa
democraticamente - ed il raddoppio di quella di Sigonella,
ambedue volute dal governo del Mortadella (quello con
dentro tutta la sinistra pacifinta), sono solo i due
episodi più conosciuti.
Una vecchia canzone anarchica recita: <repubblica
borghese
un dì ne avrai vergogna, ed oggi ti accusiamo in faccia
all'avvenir>; quando finalmente il proletariato - per il
tramite del suo Partito Comunista - prenderà il potere, la
borghesia dovrà rispondere di questi crimini.
Noi lavoriamo per questo.
Torino, 22 giugno 2008