CHI PAGA LA CRISI DI RIFONDAZIONE?

 

Venerdì 7 novembre: "il manifesto" riporta, a pagina 12,

una lettera di protesta di Ettore Colombo - dell'ufficio

stampa di Rifondazione - in merito all'articolo sui tagli

degli stipendi dei funzionari di via del Policlinico.

Per dovere di precisione, ci tocca dare ragione ancora una

volta alla brava giornalista del 'quotidiano comunista' che

prende atto <delle migliori intenzioni> ma critica,

giustamente, la dimenticanza - chissà se voluta - <di

spiegare perché da questi tagli vengono esclusi i

consiglieri regionali ed i parlamentari europei in carica>.

Una cosa però non torna: perché la redattrice del

quotidiano di via Bargoni non chiede conto al signor

Colombo del fatto che le cifre da lei citate, circa i

guadagni del segretario sono palesemente false, visto che

un parlamentare nazionale - al quale il ruolo di segretario

nazionale è equiparato - incassa 14 mila Euro netti al mese

(al partito va l'altro 50 per cento dell'indennità)?

All'interno della lettera, poi, emerge una pratica lontana

anni-luce da quella da sempre seguita dai partiti

comunisti, siano essi reali o sedicenti tali.

Scrive l'esponente dell'ufficio stampa rifondarolo: <la

quota tessera è fissata in 20 euro per studenti,

disoccupati, pensionati al minimo, oltre che i Giovani

comunisti, ma a 40 per tutti gli altri>.

Facciamo notare al Colombo come, da sempre, la

contribuzione delle quote-tessera sia stabilita - almeno

per quanto concerne i partiti della falsa sinistra

istituzionale - in misura volontaria, in modo che il

tesseramento sia realmente possibile a tutti: le quote

minime - quelle che a volte non coprono neppure il costo

della stampa della tessera cartacea - ci sono sempre state,

e sono sempre state accettate perché vi è sempre qualche

iscritto che versa quote enormemente maggiori (ad esempio

potremmo citare il caso del professore universitario

genovese Giorgio Doria che versava quote annuali, in lire,

a sei zeri); se si richiede una quota minima per ottenere

la tessera, cosa che tutti i partiti borghesi fanno, non è

forse il caso di apporre anche un limite massimo, oltre il

quale accettare solo donazioni?

O saranno i proletari, come al solito, a pagare la crisi?

 

Torino, 11 novembre 2008

 

 

Stefano Ghio - Torino