UNA SENTENZA INFAME

E' notizia di sabato 2 gennaio che i cinque assassini
dell'agenzia di massacratori yanqui Blackwater - al soldo dell'ex
vicepresidente yanqui Dick Cheney, e responsabili di aver ucciso senza motivo
14 iraqeni in una piazza di Baghdad nel 2007 - non saranno processati perché
"il pm e gli investigatori hanno sfruttato dichiarazioni fatte dagli accusati
in cambio della garanzia che non sarebbero state utilizzate contro di loro"
(notizia tratta dalla "Gazzetta del sud", pagina 17, articolo di Emanuele
Riccardi).
La decisione, presa dal giudice federale del Distretto di Columbia
Ricardo Urbina, libera gentaglia molto pericolosa, di cui vogliamo ricordare i
nomi: Evan Liberty, Dustin Heard, Donald Ball, Nicholas Sletten, e Paul Slaugh
- colui che materialmente sparò alla impazzata con una mitraglietta; chissà
cosa ne pensa il sesto rambo, che aveva scelto la via del patteggiamento,
dichiarandosi quindi colpevole.
E chissà che cosa ne pensano tutti coloro che
hanno applaudito alla elezione di Barack Hussein Obama - nonché alla
assegnazione a costui del premio Nobel per la Pace - con l'evidente intento di
riconoscere in lui l'artefice del cambio di strategia yanqui nei confronti
degli altri Paesi del mondo.
A noi pare che questo sia né più né meno che un
atto indegno di qualunque Paese civile, e conferma ancora una volta che
l'attuale capo del peggiore Stato terrorista esistente al mondo continua nella
politica criminale del suo predecessore, non avendo alcuna intenzione di
cambiare l'atteggiamento di strafottenza e di certezza dell'impunità che ha
caratterizzato TUTTE le aministrazioni yanqui precedenti.

Torino, 02 gennaio
2010


Stefano Ghio - Torino