BREVE PRIMA ANALISI DEL TESTO UN FUTURO POSSIBILE

OLTRE L’IMMAGINARIO PER RINNOVARE DAVVERO ED IMPARARE DAGLI ERRORI DELLE PASSATE ESPERIENZE

Agosto 2008

DA PARTE DELLA REDAZIONE DI GUARDARE AVANTI !

 

In perfetta sintonia con l’ottica libresca e neorevisionista del “tutto previsto prima”, nel settembre 2006 usciva un opuscolo, che abbiamo letto solo da poche settimane, nel quale due esponenti dell’area ideologica che si rifà al nPci, spiegano come dovrebbe essere l’Italia dopo un nuovo 25 aprile.

Innanzitutto: la Resistenza non fu una Rivoluzione di classe, anche se a questa aspirava gran parte della classe operaia e del popolo.

Quindi se lo scopo dell’opuscolo è dettare una via per le regole basilari da seguire nella futura prima fase della costruzione del socialismo in Italia, tra sigle e siglette che ricordano i documenti del defunto PG, lo scopo è in contraddizione con i testi pubblicati.

Infatti non di nuovo 25 aprile si dovrebbe trattare ma di 7 novembre in Italia.

 

Detto questo, ci vogliamo per ora soffermare solo su alcuni particolari di questo opuscolo, e li riassumiamo in una critica dello “schemino” da questi prodotto, e da alcune riflessioni sullo schemino in relazione contraddittoria con il testo.

 

La truculenza che si vuole far apparire, con l’affermazione della privazione dei diritti politici e della totale espropriazione dei beni della borghesia imperialista, non si confà infatti allo schema nella sua essenza.

Infatti noi concepiamo la prima fase della dittatura proletaria e del socialismo che per un tempo lunghissimo si frapporrà al capitalismo fino ad arrivare al completo superamento di quest’ultimo nella società comunista senza confini, eserciti e galere, come una fase in cui saranno i Consigli del Popolo ad ogni livello, e non il Partito in quanto tale, che se è direzione, non ha bisogno di fregi d’ufficio ma solo di compiti di sostanza, una fase quindi in cui ovviamente si procederà alla totale espropriazione di ogni proprietà fondiaria non familiare (occorrerà dare dei limiti, fino a tot mq di terra è tua, il resto è della Comunità gestita dal Consiglio del Popolo locale), e di ogni proprietà di capitale, e di ogni gestione aziendale non individuale. Le aziende individuali saranno trattate una per una dai Consigli del Popolo, conteranno le valutazioni sull’utilità sociale o meno che una data persona (solo una, non due, stiamo parlando qui solo di aziende individuali), mantenga un certo ruolo produttivo, anno per anno la valutazione dovrebbe essere rifatta. A quel punto, espropriate le multinazionali di ogni loro proprietà produttiva in Italia, espropriate le banche, chiuse le frontiere per un certo periodo, accettati solo i pagamenti effettivamente rispondenti ad impegni nazionali verso l’estero e non presi da privati verso privati, valutati uno per uno i debiti presi da privati verso Stati esteri, si procederà alla ridefinizione e nuova costruzione del sistema produttivo nazionale e del sistema agricolo nazionale e del sistema di distribuzione alimentare e dei generi di prima necessità, nonché a valutare il consumo energetico, limitare il traffico su gomma, vendere all’estero i mezzi di trasporto su gomma in esubero, ricostruire il sistema ferroviario di trasporto di cose, distribuito precedentemente distrutto dalla borghesia, ricostruire il sistema idrico di trasporto di cose, abolire i caselli autostradali, sequestrare e vendere all’estero le auto di lusso (ovviamente decidendo sopra una certa cc e caratteristiche), lasciare ad ogni famiglia i mezzi di trasporto necessari sulla base delle decisioni locali di ogni Consiglio del Popolo, VIETARE COME REGOLA ASSOLUTA LE DEROGHE PER I DIRIGENTI AD OGNI LIVELLO.

Così di fatto la borghesia imperialista sarà già privata del suo potere. Perché allora impedirgli di esistere come individui ?

Una volta abolite le proprietà private di ogni mezzo di comunicazione di massa non marginale o localizzatissimo, e coordinate ai vari livelli le loro gestioni sempre su decisioni delle Assemblee dei Consigli del Popolo su scala locale, regionale, nazionale, che peso potrà avere un Berlusconi o uno Scalari ? La loro parola peserà solo nelle loro comunità specifiche, che crediamo staranno bene attenti a non eleggerli in alcun modo nei Consigli del Popolo.

Di conseguenza per lungo tempo la pubblicità merci non esisterà, ci sarà solo pubblicità progresso per capirci, e chi la farà sarà a livello locale che sarà deciso. NON DOVRANNO ESISTERE SOVRADETERMINAZIONI COMUNICATIVE O PUBBLICITARIE DI CARATTERE NAZIONALE se non quelle diretta emanazione del Parlamento (Assemblea dei Consigli del Popolo Nazionale).

Non ci servono formulette, ma passaggi immediatamente comprensibili in cui le grandi masse proletarie e popolari possano riconoscersi e non riderci dietro.

Siamo sì per l’abolizione del denaro e del capitale, ma non siamo per togliere ad una famiglia la casa se muore il padre lavoratore. Gli errori di spersonalizzazione operati dalla gestione socialista in realtà molto più povere e meno sviluppate come potenzialità produttive rispetto ad oggi, vanno superati e non riproposti da farsesche ripetizioni in brutta copia.

 

Non facendo i conti infatti con lo stato di avanzamento della tecnologia e delle potenzialità produttive, cui si è giunti non solo o principalmente grazie al capitalismo, ma grazie alle forme di concorrenza e di sviluppo della vita umana nel complesso (di cui fan parte il capitalismo passato, il socialismo nelle sue prime fasi di realizzazione in Urss e Cina, il capitalismo nell’epoca imperialista sino ai primi anni della nuova crisi generale da sovrapproduzione assoluta di capitale, e quello attuale della sua degenerazione distruttiva e della guerra permanente), questi compagni elaborano un progetto di prima fase della costruzione del socialismo in Italia, del tutto confacente alle loro paure di iniziare la guerra popolare e la rivoluzione pratica nei termini oggi necessari.

 

Infatti propugnano: i rapporti delle Aziende (che brutto adeguamento alla ideologia borghese attuale) Socialiste con le Aziende Capitaliste degli altri paesi; la permanenza delle Aziende Private; non contemplano le cooperative sociali né quelle di consumo. Non affrontano il problema del reddito garantito e della sopravvivenza minima garantita per tutti. Parlano di immediata espropriazione dei beni privati della borghesia imperialista che quantificano in alcuni milioni di persone, senza prevedere il loro immediato inserimento nella condizione del resto del popolo e pertanto determinano già nel loro progetto la “casta” revisionista di nuovi proprietari (non a caso prevedono l’esistenza delle Aziende Private) come tristemente si è affermato in Cina con la repressione dopo la morte del Presidente Mao Tse-Tung. Non vogliamo dire che loro intendano apposta queste cose, intendiamo dire che la conseguenza del loro pensiero sarebbe questa se venisse applicato il loro schemino e la loro mentalità libresca, ideologica borghese revisionista e non ideologica proletaria.

 

Ecco intanto il nostro schema di come rappresentiamo l’attuale organizzazione sociale della popolazione

 

Ecco il loro schemino del settembre 2006

 

Ecco il nostro schema di ciò che proporrebbero loro se proposto da noi con le adeguate considerazioni di:

provvisorietà del progetto

proposta di discussione

inserimento del progetto nel dibattito delle prime Assemblee Costituenti ai vari livelli (Federazione dei Consigli – Soviet) dopo la presa del potere da parte delle Masse Popolari e del Proletariato.