Cari compagni, non riesco a venire all'assemblea del 21, comunque condiviso il tentativo di unire le forze che lottano contro la repressione delle avanguardie e delle masse popolari in lotta.

    L’attuale fase è contraddistinta  a livello economico dalla crisi generale di sovrapproduzione assoluta di capitale.

   In questa fase le politiche economiche in atto nei vari stati borghesi sono caratterizzate dal taglio alla spesa sociale, alla riduzione del salario, alle privatizzazioni ed alle esternalizzazioni delle varie attività economiche. Queste misure servono a recuperare la redditività capitalistica attraverso l’aumento della massa di plusvalore, l’abbattimento della spesa improduttiva (nel senso che non produce plusvalore) e l’utilizzo di tute le risorse del bilancio statale a sostegno del processo di accumulazione. Questo pesante offensiva è cominciata a partire dalla metà degli anni ’70 da parte delle classi dominanti contro le condizioni di vita e di lavoro dei proletari. Attacco che si traduce in: precarietà, flessibilità, attacco al salario diretto ed indiretto. Il walfare state (che in Italia nel regime DC era in realtà una stato assistenziale/clientelare) è stato smantellato negli aspetti più garantisti (riduzione delle pensioni, allungamento dell’età lavorativa, attacco al TFR, sanità e servizi sociali).

   Una delle conseguenze della crisi è l’accentuarsi della concorrenza.

   Segni dell’acutizzarsi della concorrenza sono:

  La scomparsa d’interi comparti industriali dai paesi imperialisti

      (occidentali) come la siderurgia e il loro sviluppo in aree di crescita

      capitalista più accelerata, che maggiormente si sono integrate nel

     mercato mondiale durante gli ultimi anni, come la Cina e l’India.

2° Lo spostamento di settori manifatturieri (come il tessile) in aree

     come la Romania, la Polonia, l’Indonesia, il Brasile ecc.

3° Lo spostamento di call center, centri elaborazione dati, in paesi

    come l’India.

   A livello politico la contraddizione principale è imperialismo (principalmente U.S.A)/popoli oppressi, massima espressione di questa contraddizione sono le guerre popolari in atte condotte da partiti comunisti guidati dal marxismo leninismo maoismo. Contraddizione che si sta fondendo con la contraddizione fondamentale classe operaia/capitale, in quanto la classe operaia si è allargata a livello mondiale in termini assoluti, se si considera (pur con dati parziali) che la classe operaia mondiale ha superato il miliardo di componenti e tendendo conto delle migrazioni verso i paesi imperialisti, dove ormai i lavoratori migranti sono una quota rilevante della classe operaia di questi paesi, per questo nelle metropoli dei paesi a stato imperialista si può tranquillamente dire che siamo di fronte ad una classe operaia multinazionale.

   In tutto il mondo, l’antagonismo tra capitale e lavoro, tra padrone e operaio, tende ad emergere e manifestarsi, anche in conseguenza dell’aumentata concorrenza intercapitalistica, che fa crescere lo sfruttamento e peggiora la situazione complessiva dei lavoratori. I mass media non danno conto di queste notizie che ritengono “poco interessanti”, ma le condizioni in cui il genere umano riproduce la propria esistenza ripropongono incessantemente le manifestazioni della lotta di classe.

   L’Argentina è stata percorsa da una grandissima lotta operaia e proletaria in tutta la fase della crisi generale del paese nel 2001-2002, con il movimento di occupazione delle fabbriche (Fabricas Ocupadas), con i piqueteros (Movimento Trabajiadores Desocupados) e con una resistenza che permane tuttora.

   In Italia, nel 2003, gli autoferrotranviari hanno ripetutamente violato la legge antisciopero. Rivendicando consistenti aumenti salariali, fuori e contro la concertazione di C.G.I.L. – C.I.S.L. – U.I.L. , e nel 2004 gli operai di Melfi sono scesi in sciopero, rivendicando parità di salario a parità di lavoro nel gruppo  FIAT e contrastando il modello di rapporti nella fabbrica improntato allo strapotere padronale e  alla flessibilità totale.

   Gli operai marittimi in Corsica nel 2005 hanno bloccato i trasporti marittimi da e per l’isola, per contrastare la ristrutturazione delle linee di navigazione e dei porti.

   I lavoratori dei trasporti in Iran, tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006, si sono mossi contro i Consigli Islamici (il sindacato di Stato iraniano) e la repressione poliziesca (700 scioperanti arrestati) per ottenere la contrattazione collettiva (negata dal regime) e aumenti salariali.

  In Messico, alla fine del 2006, vi è stata la rivolta popolare e proletaria di Oxaca per la difesa delle condizioni e di vita lavoro.

  A partire dal 2000 la Cina è percorsa da lotte operaie, particolarmente nelle “zone speciali” dove le fabbriche sono in comproprietà col capitale straniero, spesso represse anche con uccisioni; una situazione che ha portato alla crescita di una struttura indipendente e contrapposta ai sindacati di Stato.

   In Indonesia gli operai si stanno riorganizzando dopo la violenta repressione appoggiata dai paesi imperialisti occidentali, con l’Indonesian Front for Labour Struggle (FNPBI).

   Dal luglio del 2007 in Polonia gli operai della FIAT si stanno mobilitando e organizzando per ottenere aumenti salariali e contrastare lo sfruttamento cui sono sottoposti per la produzione della 600. Nonostante Solidarnosc sia da tempo ormai divenuto un sindacato di regime.

  Nella ex Repubblica Federativa Jugoslava gli operai della Zastava si sono mobilitati contro i licenziamenti tra l’agosto e settembre del 2007, a seguito del mancato della cassa integrazione da parte dello Stato.

   In Turchia, dove gli operai Tuzla hanno scioperato il 27 e il 28 febbraio 2008 contro gli omicidi  sul lavoro. Per questa lotta 75 di essi sono stati arrestati, torturati dalla polizia e rilasciati dopo la pressione esercitata da 5000 manifestati.

      Per quanto riguarda l’Italia oltre alle lotte degli autoferrotranviari e quelle degli operai di Melfi, va segnalata la mobilitazione della FIAT contro i licenziamenti, le mobilitazioni contro la “riforma” delle pensioni e del mercato del lavoro (legge Biagi), ecc. non si tratta certo di un movimento di lotta dispiegata e potente, ma queste lotte sono un’avvisaglia di un possibile movimento contro l’accettazione delle compatibilità capitalistiche e fanno emerge settori di lavoratori che sono sempre più disponibili ad allargare il fronte di resistenza all’attacco borghese. In questo quadro il percorso istituzionale-elettorale rappresenta sempre meno un’opzione politica per settori di lavoratori.

   A queste contraddizioni bisogna aggiungere la tendenza alla guerra imperialista contro i popoli oppressi del sud , e lo sviluppo delle contraddizioni tra le diverse frazioni della borghesia imperialista (U.S.A. contro paesi europei Francia e Germania principalmente, Russia e Cina).

    Con l’acutizzarsi della crisi e della concorrenza, aumenta lo scontro tra le diverse frazioni borghesi che sono impossibilitate a governare come nel passato e quindi spingono verso la definizione di nuovi equilibri politici e sociali. La borghesia imperialista mette in atto delle spinte politiche per determinare un esecutivo più forte e meno condizionato dalle contraddizioni e a cercare di rendere più competitivo il sistema. Per la borghesia italiana è necessario operare profonde ristrutturazioni che richiedono un ridimensionamento della piccola e media produzione capitalista (che in Italia ha dimensioni ben più grosse che negli altri paesi occidentali, per la maggior quantità di settori piccolo borghesi ereditati dal ciclo economico precedente e favoriti dal regime DC quali sicure basi sociali del proprio blocco sociale) e contemporaneamente cementare un nuovo blocco sociale intorno alla politica del grande capitale.

  Il processo di integrazione imperialista delle forze riformiste è accentuato. Queste forze in questo periodo di crisi devono far ingoiare ai lavoratori ogni rospo per difendere le compatibilità capitalistiche, per sfornare soluzioni ai problemi  del capitalismo, sia sul piano economico-sociale sia sul piano politico, in cui il proletariato è a priore subordinato e piegato agli interessi del capitalismo.  Queste forze, nonostante che in alcune di esse rimangono segni del loro passato) sono ormai forze esclusivamente borghesi.  Per la loro influenza che hanno tuttora su settori significativi di lavoratori, sono quelle che maggiormente riescono a far passare la riduzione dei salari, l’eliminazione  delle pensioni, la diffusione della precarietà. Per questo sporco loro lavoro di controlli, molti dirigenti politici e sindacali riformisti hanno come premio di fine carriera  un posto negli Enti di gestione pubblica, nei ministeri o come è successo a Bertinotti e Marini, alla presidenza della Camera e Senato.  (Non è da dimenticare che quando avanza un processo rivoluzionario le forze riformiste/revisioniste gestiscono in prima persona la repressione, non dimentichiamo il ruolo della socialdemocrazia tedesca durante la rivoluzione del 1918/19 in Germania e del P.C.I. in Italia durante gli anni ’70).

   Tutto ciò conferma l’analisi marxista che il capitalismo da quando è entrato nella fase imperialista ha perso ogni contenuto progressivo, perciò quello che è in atto si tratta dell’evoluzione del capitalismo dalla democrazia parlamentare ad un regime oligarchico/autoritario, in cui le richieste delle masse sono sempre più marginalizzate.

   E in questo quadro che nasce la repressione.

   La repressione contro individui od organismi che sono o possono diventare centri di orientamento, mobilitazione, organizzazione e direzione della classe operaia e delle masse popolari. Per questi motivi gli atti di repressione non devono essere visti come errori giudiziari o arbitri dei singoli magistrati (anche se ci sono) ma episodi della lotta di classe in atto.

  Non bisogna dimenticare quando si parla repressione l’aspetto del controllo sociale delle masse.

  Le frazioni dominanti della borghesia anno l'obiettivo di mantenere il controllo ideologico e politico della società (nella sovrastruttura). Perciò forma quadri tecnici e intellettuali per questo scopo. Psicologi e psichiatri sono dei tecnici usati per il controllo sociale  delle masse, degli autentici persuasori occulti che cercano di far dimenticare che l’unica vera follia è mantenere questa società divisa in classi sociali.  Dicevano a proposito Philippe Labarde e Bernard Maris in un loro libro: “La predizione di Marx (una grande società monopolista in ogni settore, una per l’auto, una per la tv ecc. e un mondo costituito da bidonville) non è tanto stupida. Pensiamo a Alvine Tofler, secondo cui il XXI secolo assisterà alla trasformazione del mondo in una bidonville  e a una sensazionale crescita delle disuguaglianze e confidiamo che i chip elettronici faranno regnare l’ordine meglio di quanto facessero la truppa a guardia dei pozzi ai tempi di germinal” (P.Labarde-B. Maris, O la borsa o la vita La grande manipolazione dei piccoli azionisti; Ponte alle grazie, 2001, pag. 109).

   A questa visione da incubo, per essere sani davvero, bisogna cambiare radicalmente questa società, sostituirla con una dove non ci siano più classi sociali.

 

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